Stefania Di Carlantonio
La Direzione Artistica del 𝐁𝓇𝐚𝓃𝐝
2012 “Un mosaico per Tornareccio”- Sala “Remo Gaspari”– Tornareccio (CH), a cura di Guglielmo Gigliotti. Artisti:Paola Babini, Gabriele Boetto, Bruno Ceccobelli, Stefania Di Carlantonio, Alberto Di Fabio, Mauro Di Silvestre, Stefano Di Stasio, Salvatore Dominelli, Pablo Echaurren, Stefania Fabrizi, Sergio Fermariello, Felice Levini, H. H. Lim, Giancarlo Limoni, Gianluca Murasecchi, Luca Padroni, Claudio Palmieri, Luca Maria Patella, Salvatore Pupillo, Oliviero Rainaldi, Pietro Ruffo, Massimo Ruiu, Francesco Vaccaro, Marco Verrelli, Luca Vernizzi, Claudia Peill, Elvio Chiricozzi.
https://unmosaicopertornareccio.it/vii-edizione-2012
La ricerca artistica di Stefania Di Carlantonio si sviluppa da oltre trent’anni attorno ai temi della materia-colore, della costruzione percettiva e della relazione tra struttura e permanenza.
È una tensione che attraversa l’intera ricerca dell’artista e che trova espressione emblematica nell’idea dell’alveare come architettura della sopravvivenza: un equilibrio continuo tra ordine e caos pulsante, tra costruzione e libertà, tra rigore e vibrazione vitale. La materia viene così intesa come sistema interdipendente, dove ogni elemento esiste in relazione agli altri e dove la forma diventa condizione necessaria affinché l’energia possa manifestarsi.
Anche per questo motivo il lavoro, il fare manuale e la costruzione assumono nella ricerca di Di Carlantonio un valore centrale. L’esperienza dell’artista — attraverso pittura, scenografia, incisione, fotografia, stampa, serigrafia, progettazione e studio dei materiali — costruisce una conoscenza concreta degli strumenti, delle tecniche e dei processi produttivi. Una conoscenza che rende possibile un dialogo profondo con il mondo artigiano e manifatturiero, non sul piano della semplice estetica, ma su quello della comprensione strutturale del lavoro.
La nascita di SDC deriva precisamente da questa convergenza: dalla necessità di trasferire una ricerca artistica sulla materia e sulla costruzione dentro un sistema operativo contemporaneo capace di mettere in relazione arte, lavoro e funzione.
La presente monografia intende dunque documentare non soltanto il percorso di Stefania Di Carlantonio come artista, ma la formazione di una visione in cui pittura, struttura e progettazione appartengono a un unico organismo di pensiero.
È una pratica trasversale che attraversa pittura, scenografia e progettazione, mantenendo come nucleo costante l’indagine sulle tensioni invisibili della superficie, intesa come spazio generativo, come ipermetaprotoelemento capace di trattenere luce, energia e trasformazione.
Nel corso del tempo, questa ricerca ha progressivamente esteso il proprio campo operativo, portando l’artista a istituire SDC — Sistema di Arti Applicate, organismo progettuale di cui assume la Direzione Artistica e Strategica. Più che un marchio, SDC si configura come una struttura interdisciplinare in cui convergono ricerca materica, costruzione, manifattura e pensiero visivo.
All’interno di questo sistema, l’esperienza maturata da Di Carlantonio non viene trasferita in un linguaggio decorativo, ma in una visione costruttiva fondata sul rapporto tra funzione, durata e tensione strutturale. L’indagine sviluppata negli anni sulla trama, sulla geometria e sulla fluidità dello spazio trova continuità in una progettazione applicata che considera il vestire e l’oggetto non come superfici estetiche, ma come estensioni concrete di una ricerca percettiva più ampia.
In questa prospettiva, la forma non agisce mai come semplice contenitore, ma come organismo necessario alla tenuta dell’energia interna. La geometria non limita il colore: lo rende possibile. La struttura non comprime la materia: le consente di permanere.
MONOGRAFIA CRITICA E PROFILO D'ARTISTA
Nata a La Spezia e attiva a Roma, Stefania Di Carlantonio sviluppa una ricerca trasversale che attraversa arti applicate, pittura, progettazione, scenografia e studio della materia.
La sua pratica si fonda su una relazione costante tra costruzione, gesto e percezione, dove il lavoro manuale non viene considerato semplice tecnica esecutiva, ma strumento di indagine e conoscenza.
La formazione inizia presso l’Istituto Statale d’Arte Paolo Mercuri, dove consegue il titolo di Maestro d’Arte nel 1989 e il Diploma di Maturità d’Arte Applicata nel 1991. Successivamente approfondisce Scenotecnica e Storia dell’Arte tra l’Accademia di Belle Arti e l’Università “La Sapienza” di Roma.
Nel 2020 consolida il proprio rapporto con struttura, materia e funzione attraverso il corso di alta sartoria presso la Made in Italy School, esperienza che confluirà nella fondazione di SDC — Sistema di Arti Applicate.
All’interno di SDC, la progettazione si sviluppa come naturale continuità della ricerca artistica: gli abiti da lavoro diventano architetture operative, i materiali tecnici si intrecciano con tessuti storici, mentre il concetto stesso di vestire viene reinterpretato come sistema costruttivo, culturale e percettivo.
Sangue, Abisso e Geometria
Se il trittico espande la percezione, “Opera Lirica” ne rappresenta l’organizzazione strutturale.
Nel primo pannello, la materia cromatica appare come una tensione viva e arteriosa, attraversata dalla luce La pittura si distribuisce tra gli come linfa in una struttura organica, trasformando il dettaglio in architettura.
GIUDIZIO CRITICO
La tessitura è fitta, il brulicame intenso, vibrante, procede per nebulose, per masse.
Dipingere, per Stefania Di Carlantonio, è un modo di osservare con acume la realtà e i suoi molteplici risvolti; un modo di scovarne i segreti, i lati non dicibili ma dipingibili. I raddensamenti segnici galleggiano sulla tela ma – guardateli bene – vengono da lontano, avanzano, invadono lo spazio dello sguardo. Non hanno un tempo specifico, è come se fossero sempre esistiti, non hanno una natura specifica, perché sono loro stessi natura. Sono gli atomi della materia pittorica, i granuli della visione, corpi minimali pronti a sfaldarsi e a partorire altre minimalità.
Il fantasma del colore/energia trova forme senza patria ma dense di mistero/verità, dove l’ombra ha volti di luce, la materia è una voragine, la superficie uno spazio illimite, se visto dal suo interno.
La pittura sgorga nel punto esatto dove l’intuizione aderisce alla materia/energia, dopodiché inizia ad alimentarsi di se stessa, ad offrirsi al nostro sguardo e ad offrircene altri, inediti, e anche un po’ magici, perché la realtà può esser tale solo se è capace di condensare in se il cosiddetto “magico”.
E’ d’ordine quindi propriamente pittorico il dubbio se siamo noi a guardare l’opera, o se sono gli occhi della pittura a guardare noi. E poi perché? E da quando?
La risposta è probabilmente nel fatto che l’arte è un punto di domanda.
Guglielmo Gigliotti (Critico e storico dell’arte)
FRAMMENTI DI UN’ONTOLOGIA QUASI MATERICA
L’Inganno della Trama
Quella che a un primo sguardo appare come una trama tessile si rivela, nell’universo di Stefania Di Carlantonio, una meticolosa indagine sulla micro-sostanza del mondo.
Come fosse “ipermetaprotoelemento” la sua pittura non è rappresentazione, ma processo di svelamento.
Attraverso un’indagine interiore che richiama una meccanica solare della percezione, l’artista porta alla luce strutture normalmente invisibili: densità, tensioni, vibrazioni e geometrie latenti della materia.
In questa ricerca, la luce rivelata recupera le istanze spirituali . La superficie pittorica non è un involucro decorativo, ma uno strumento di liberazione e conoscenza capace di indagare la relazione tra corpo, spazio e infinito.
interazioni cromatiche
Stefania Di Carlantonio non dipinge oggetti: costruisce superfici d’aria
Attraverso la tecnica del “tocco” — una stratificazione continua di frammenti cromatici — l’artista genera un’illusione di tridimensionalità tattile che altera la percezione dello spettatore.
La sensazione di trama che emerge dall’opera è la traduzione visiva di una connessione universale: fili invisibili che uniscono luce, ombra e materia in un unico sistema percettivo.
Nel monumentale spazio del trittico, il gesto pittorico si espande fino a trasformarsi in architettura della visione.
Il Trittico della Luce Inesausta
Nel Trittico della Luce Inesausta (80 × 240 cm), la pittura cessa di essere rappresentazione per diventare anatomia della percezione.Quello che appare come l’iperbole tattile di una trama tessile si trasforma in un’indagine cosmica sulla densità del visibile.La superficie diventa un campo cromatico pulsante dove il Rosso Fragola attraversa la materia come una tensione arteriosa.Gli innesti minerali del Verde Cinabro introducono una vibrazione interna che solidifica la luce e la trattiene nella struttura del dipinto.La tripartizione del supporto impone un ritmo visivo scandito, quasi respiratorio.Non è un’opera che si osserva soltanto.È un’opera che si attraversa con lo sguardo.
L'Architetto della Trama
Lo studio sull’interazione del colore, inteso come sostanza vibratile nell’aria, è continuità, è divenire; Di Carlantonio sviluppa il proprio lavoro attraverso una disciplina rigorosa e una ripetizione quasi monastica del fluttuare di un element che ripete se stesso nella generazione della forma.
Il “ricciolo” cromatico reiterato — punto dopo punto — costruisce un sistema visivo in cui ogni frammento è necessario alla tenuta dell’intero.
Il lavoro manuale assume così valore rituale.
Nasce il retaggio: continuità tra tempo, struttura, memoria e presenza.
L'”elemento” esiste in relazione al precedente e al successivo di se stesso , trasformando la superficie pittorica in un organismo vivente.
LA RESISTENZA ED IL SIMBOLO
La Presenza
In un’epoca dominata dall’immaterialità digitale — un flusso costante di immagini veloci, piatte e consumabili — l’opera di Stefania Di Carlantonio si pone come necessaria contrapposizione.
È una pittura che possiede un “peso” specifico: non come gravame, ma come densità consolidata ed intellettuale.
La sua ricerca richiede tempo.
Non può essere consumata in un istante sullo schermo di un dispositivo. Esige la presenza del corpo, imponendo allo spettatore una sosta.
Bisogna lasciare che la luce faccia vibrare i grumi d’olio e che la rugosità della materia entri nello spazio percettivo dell’osservatore.
Tra iperrealismo materico ed astrazione analitica
L’opera di Di Carlantonio abita un territorio di confine tra iperrealismo materico e astrazione analitica.
La precisione chirurgica con cui viene indagata la trama tessile — elevata a dimensione monumentale — richiama le ricerche pittoriche contemporanee orientate all’indagine atomica della realtà.
Tuttavia, la finalità non è mai puramente tecnica.
Elevando il lavoro manuale a indagine intellettuale, l’artista trasforma il quadro in una porzione di universo organizzato, in cui il dettaglio contiene il tutto
UN TRIPLICE RAGGIO
L’Olomovimento (foto in apice) ed il triplice raggio
Il richiamo esplicito all’Olomovimento e alle teorie di David Bohm suggerisce una lettura della pittura come sistema interdipendente di una versione alchemica
Ogni parte contiene il tutto.
Attraverso l’ingrandimento della trama , Di Carlantonio trasforma il frammento in paesaggio e la tintura in universo percettivo.
La pittura diventa così testimonianza dell’interconnessione tra materia, energia e costruzione.
Nel lavoro dell’artista, la forma non è mai casuale.
Il bozzetto de L’Alveare (2012) emerge come manifesto di interdipendenza: l’esagono non agisce come perimetro costrittivo, ma come architettura necessaria a contenere il magma cromatico della vita.
È la rappresentazione della tensione che tiene insieme la materia.
La geometria non limita il colore: lo rende possibile.
L’alveare diventa così struttura della sopravvivenza, equilibrio tra ordine e caos pulsante.
L’approccio cromatico dell’artista rifiuta la decorazione per ricercare una vibrazione più profonda e strutturale.
La scelta di tonalità ibride — come l’intersezione tra Rosso Fragola e Verde Giallo Cinabro — rivela una conoscenza sofisticata della percezione e della chimica dei pigmenti.
Il colore non viene applicato: viene costruito.
Non descrive un oggetto, ma genera una temperatura emotiva e minerale capace di incidere la superficie pittorica.
È una luce che non svanisce.
Una presenza trattenuta nella fibra cromatica della materia.
RADICI E AVANGUARDIE
Sebbene pienamente contemporanea, la ricerca di Stefania Di Carlantonio mantiene un legame profondo con le avanguardie storiche del Novecento.
La tensione verso il movimento interno della materia richiama il Futurismo e le sperimentazioni di Thayaht, mentre la necessità di superare il limite fisico della tela dialoga con le ricerche spazialiste del secondo Novecento.
Non si tratta di citazione storica o nostalgia.
Di Carlantonio utilizza quelle radici per costruire una nuova coscienza della materia, della struttura e della responsabilità percettiva.
CONCLUSIONE — LA TESSITRICE DI CONSAPEVOLEZZA
La ricerca di Stefania Di Carlantonio rifiuta la decorazione per concentrarsi sulla dignità costruttiva della materia.
La sua opera non celebra l’oggetto finito, ma la forza invisibile che lo tiene unito: il gesto, la struttura, il tempo.
Arte, lavoro manuale e progettazione convergono in un sistema in cui la costruzione non limita la libertà espressiva, ma la rende possibile.
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla materialità, la sua pittura riafferma il valore della presenza quasi divina, trasformando la superfice in una valle estesa dove ombra e luce dialogano tra loro.
Possedere una sua opera significa accogliere un frammento di un universo svelato: una porzione di luce zenitale capace di resistere al tempo ed allo spazio.
ESPERIENZE PROFESSIONALI E CURRICULUM ARTISTICO
Il percorso di Stefania Di Carlantonio è caratterizzato da una rara interdisciplinarità che attraversa scenografia, arti visive, progettazione e ricerca applicata.
Nel corso della sua attività collabora con:
- Studio Sphera nel settore scenografico;
- Gruppo R.E.M.O. nell’ambito del design di produzione;
- Ministero della Pubblica Istruzione e BIC Lazio come consulente in proprietà intellettuale.
Parallelamente sviluppa un’intensa attività espositiva.
Selezione esposizioni e progetti
- 2011 — 54ª Biennale di Venezia, Padiglione Italia, a cura di Vittorio Sgarbi
- 2012 — “Un Mosaico per Tornareccio”, a cura di Guglielmo Gigliotti
- 2009 — “1000 Artisti a Palazzo”, Palazzo Arese Borromeo, a cura di Luciano Caramel
- 2007 — esposizioni internazionali a Belgrado, Novi Sad e Bonn (Ex Bundestag)
- 2007 — XXXIV Premio Sulmona e progetto M.A.C.A.T., Museo Civico di Taverna
Casa d'arte applicata
E siamo alla premessa della nascita della SDC di Stefania Di Carlantonio, che nella storia stessa delle arti applicate affonda le sue radici.
