Torri Lana. Il tessuto come Progetto Totale

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DIALOGHI, RICERCHE, ARTI APPLICATE Un contributo alle Cronache di SDC dedicato al tessile come materia di progetto.

SDC di Stefania Di Carlantonio® è una realtà indipendente in fase di sviluppo, nata da un percorso di ricerca tra arti applicate, progetto, manifattura e cultura dell’arte. Le Cronache di SDC raccoglie contributi, interviste e approfondimenti che accompagnano questo percorso e ne documentano progressivamente le relazioni, le ricerche e i progetti.


Questo articolo nasce da un’intervista realizzata per SDC di Stefania Di Carlantonio® e si inserisce nel percorso editoriale de Le Cronache di SDC. Un contributo dedicato al rapporto tra tessile, arti applicate, manifattura e progetto, attraverso la storia e la ricerca di Torri Lana. Si ringraziano Torri Lana ed Emanuela Frattini Magnusson per la disponibilità e per il prezioso contributo alla realizzazione dell’intervista.

SDC di Stefania Di Carlantonio®

Anni Sessanta: la trinità creativa tra arte, progetto e industria

Casco protettivo da lavoro, 1963.
Progetto di Gianfranco Frattini per Montecatini.
Esempio pionieristico di accident-prevention design in PVC stampato a iniezione, in esposizione con i disegni tecnici originali presso Torri Lana 1885 (Gandino).
(Foto: Serena Eller / Eller Studio)

Negli anni Sessanta l’Italia vive una delle stagioni più straordinarie della sua storia creativa. Il boom economico ha riacceso i consumi e con essi una domanda nuova: non solo di oggetti, ma di oggetti belli, pensati, carichi di linguaggio. È il decennio in cui arte, progetto e industria smettono di parlarsi a distanza e trovano un terreno comune, fertilissimo, fatto di workshop, showroom, riviste e collaborazioni tra mondi che fino a poco prima sembravano impermeabili. Il tessuto si trova al centro di questa trasformazione. Non più semplice elemento di corredo o superficie decorativa, diventa uno degli strumenti più efficaci per abitare la modernità: capace di modificare le proporzioni di uno spazio, di creare comfort visivo e tattile, di tradurre in materia le visioni degli artisti e dei progettisti. In questa stagione si afferma l’idea del “progetto totale”, in cui il confine tra arte applicata, artigianato e design industriale si fa mobile, poroso, finalmente contemporaneo. La cultura del progetto, spinta dai movimenti radicali e dall’energia della Pop Art, ufficialmente consacrata alla Biennale di Venezia del 1964 con il Leone d’Oro a Robert Rauschenberg, penetra ogni aspetto della vita quotidiana. Il telefono Grillo, la radio TS 502, i televisori Brionvega, la macchina da scrivere Valentine di Ettore Sottsass: tutti testimoni di un’estetica che esige coerenza, che vuole attraversare ogni spazio e ogni superficie. E dentro questo sistema, il tessuto diventa uno dei protagonisti più versatili. Democratico nella sua riproducibilità industriale, raffinato nella sua capacità di mediare tra arte e uso, il tessile non accompagna soltanto il cambiamento culturale degli anni Sessanta: lo rende abitabile. Torri Lana: dalla produzione industriale all’elevazione del tessuto a opera d’arte applicata La storia di Torri Lana inizia molto prima degli anni Sessanta. Fondata nel 1885 a Gandino, in Val Seriana, l’azienda sorge su un luogo di lavorazione della lana che risale addirittura al XII secolo, confermando una continuità manifatturiera straordinaria in un territorio da sempre vocato al tessile. Negli anni del dopoguerra, Torri Lana è una realtà solida, specializzata nella produzione di panni in lana merino per l’abbigliamento femminile di alta qualità e di coperte: prodotti eccellenti, pensati per il guardaroba e la casa borghese, eseguiti con materie prime selezionate e tinture di massimo livello. La metamorfosi arriva tra gli anni Sessanta e Settanta ed è insieme una scelta industriale e una visione culturale: il passaggio dalla produzione di panni e coperte alla specializzazione nei tessuti per l’arredamento. I fratelli Torri interpretano con lucidità la svolta del design italiano: la grande rivoluzione visiva in corso non può restare confinata nell’abbigliamento. Le avanguardie artistiche e la cultura del progetto chiedono di uscire dal guardaroba e vestire la casa, di farsi ambiente, di trasformare lo spazio domestico in un luogo di

Torri Lana: dalla produzione industriale all’elevazione del tessuto a opera d’arte applicata

La storia di Torri Lana inizia molto prima degli anni Sessanta. Fondata nel 1885 a Gandino, in Val Seriana, l’azienda sorge su un luogo di lavorazione della lana che risale addirittura al XII secolo, confermando una continuità manifatturiera straordinaria in un territorio da sempre vocato al tessile.

A documentare l’atmosfera dell’evento e i dettagli del percorso espositivo sono gli scatti firmati da Serena Eller / Eller Studio

Negli anni del dopoguerra, Torri Lana è una realtà solida, specializzata nella produzione di panni in lana merino per l’abbigliamento femminile di alta qualità e di coperte: prodotti eccellenti, pensati per il guardaroba e la casa borghese, eseguiti con materie prime selezionate e tinture di massimo livello. La metamorfosi arriva tra gli anni Sessanta e Settanta ed è insieme una scelta industriale e una visione culturale: il passaggio dalla produzione di panni e coperte alla specializzazione nei tessuti per l’arredamento. I fratelli Torri interpretano con lucidità la svolta del design italiano: la grande rivoluzione visiva in corso non può restare confinata nell’abbigliamento. Le avanguardie artistiche e la cultura del progetto chiedono di uscire dal guardaroba e vestire la casa, di farsi ambiente, di trasformare lo spazio domestico in un luogo di espressione estetica coerente e consapevole. È qui che si colloca la svolta strategica di Torri Lana: dalla produzione di capi verso i tessuti per l’arredamento, ampliando progressivamente il repertorio dei materiali. Accanto alla lana entrano cotone, lino, viscosa e, contemporaneamente, si apre la manifattura di Gandino a un universo di relazioni prima impensabile. In questa transizione, Torri Lana agisce come un vero “traduttore materico”: un soggetto capace di mediare tra il sapere artigianale della tradizione bergamasca e il linguaggio del design d’autore che si afferma a Milano. L’azienda non si limita a rispondere a una domanda di mercato: interpreta attivamente il cambiamento, porta la qualità del fare al servizio del progetto, costruisce un sistema di relazioni con progettisti, architetti e aziende del settore arredamento che diventerà il cuore pulsante della sua identità contemporanea. La conversione si consolida definitivamente negli anni Settanta, quando la produzione si orienta prevalentemente verso coperture per imbottiti, divani, poltrone e sedute destinate ai migliori brand del design italiano e internazionale. Questa traiettoria non è solo il racconto di un’azienda: è il ritratto di un passaggio di civiltà. Il tessuto industriale di qualità, nato dalla manifattura lombarda, entra nel salotto dei grandi maestri del design e diventa parte integrante di una cultura del progetto che farà del Made in Italy una delle espressioni più riconoscibili e ammirate nel mondo.

L’esposizione di Gandino — promossa da Massimo Belotti insieme all’Archivio Frattini e allestita dallo Studiocharlie — non nasce come una retrospettiva museale eterodiretta, ma come una diretta testimonianza di cultura d’impresa e d’archivio nei luoghi stessi della produzione: ed è proprio da questa rilettura sul campo che prende avvio la conversazione con Emanuela Frattini Magnusson.

Jole Gandolini e il sodalizio con i Grandi Maestri

Dentro questa metamorfosi, la figura di Jole Gandolini è decisiva. Designer tessile capace di muoversi con naturalezza tra la manifattura e il mondo dell’architettura milanese, Gandolini diventa presto designer in esclusiva per Torri Lana, costruendo un rapporto che va ben oltre la consulenza stilistica. È attraverso lei e il maestro tessile Loredano Tonon che l’azienda di Gandino entra in contatto con i grandi nomi dell’architettura e del design italiano: Gio Ponti, Gianfranco Frattini, Franco Bettonica, Piero Busnelli, la famiglia Cassina, Angelo Mangiarotti, Renata Bonfanti, Maddalena De Padova, Vico Magistretti. Un sistema di relazioni che trasforma Torri Lana nel partner tessile prediletto di una generazione di progettisti che stava ridisegnando il volto dell’abitare italiano. Questo sodalizio non è casuale. I progettisti degli anni Sessanta e Settanta capiscono che il tessuto è uno degli elementi più potenti — e più trascurati — del progetto d’interni. Frattini, formatosi anche nel clima culturale di Gio Ponti e cofondatore dell’ADI nel 1956, lavora con Cassina fin dai primi anni della sua carriera: la sua serie di tavolini 780/783 in faggio impilabili, realizzata nel 1966, testimonia una sensibilità formale che si estende naturalmente ai rivestimenti tessili. Con Jole Gandolini e Torri Lana, Frattini costruisce un repertorio di tessuti composto da tinte unite negli anni Cinquanta e Sessanta, costruzioni in lana negli anni Settanta e matelassé destinati agli interni dell’Hilton che diventa inseparabile dalla sua firma progettuale. I tessuti non sono un accessorio dell’architettura: sono parte della sua grammatica. Il lavoro di Gandolini testimonia anche un aspetto spesso sottovalutato del design italiano: la capacità di tenere insieme rigore tecnico e intuizione estetica, senza che l’uno sacrifichi l’altra. Nei decenni di lavoro condiviso tra Frattini, Gandolini e Torri Lana nascono prodotti che usano filati inusuali, sperimentano costruzioni tessili nuove, rispondono a commissioni pubbliche di grande visibilità. Il tessuto diventa uno strumento progettuale a tutti gli effetti: non un fondo, ma una voce.

INTERVISTA CON EMANUELA FRATTINI MAGNUSSON

Tessuti Torri Lana 1885
allestimento Studiocharlie mostra Gianfranco Frattini.
Foto: Simona Eller– Heller Studio

L’intreccio tra la storia di Torri Lana e quella della famiglia Frattini non si esaurisce con la scomparsa di Gianfranco nel 2004. È sua figlia Emanuela Frattini Magnusson a portare avanti questo dialogo tra archivio e progetto contemporaneo, trasformando la memoria del padre in una risorsa viva. Emanuela è architetta e designer di formazione italiana, attiva a livello internazionale con base a New York. Ha costruito una carriera internazionale di grande rilievo: fondatrice dello studio EFM Design a New York, attiva nei campi dell’architettura, del design industriale, degli interni, della grafica e della brand identity, lavorando per clienti di primo piano a scala globale. Oggi è Global Head of Design per Bloomberg, ruolo che testimonia la capacità rara di tenere insieme sensibilità progettuale e visione strategica, ma il suo rapporto con Torri Lana racconta un’altra dimensione, quella della trasmissione generazionale del sapere progettuale con il patrimonio Frattini. Nel 2022, in occasione del Fuorisalone di Milano, la mostra Filo d’autore ha messo in scena decenni di collaborazione tra Gianfranco Frattini, Jole Gandolfini e Torri Lana, con Emanuela in veste di curatrice e interlocutrice attiva. L’anno successivo è la volta della Gianfranco Frattini Collection, sviluppata da Torri Lana in collaborazione con l’Archivio Gianfranco Frattini. La collezione ha svelato cinque disegni del Maestro risalenti agli anni Settanta, inediti e mai tessuti prima, accanto a tre pattern storici riproposti in nuove combinazioni cromatiche ideate da Emanuela stessa, portando la propria testimonianza diretta su un patrimonio che ha vissuto dall’interno — non solo come figlia, ma come progettista. La sua presenza ha trasformato l’evento in qualcosa di più di una mostra storica: un dialogo tra generazioni, tra archivio e futuro, tra la precisione formale del padre e la sensibilità contemporanea della figlia. A testimoniare la vitalità di questo patrimonio, Torri Lana ha ospitato nella propria Sala Espositiva di Gandino, dal 23 maggio al 15 giugno 2026, la mostra Gianfranco Frattini, il cui progetto espositivo è curato da Studiocharlie che per la mostra ha disegnato un tessuto ispirato al tavolo Kyoto di Gianfranco Frattini: tessuto con cui sono state realizzate tutte le fasce su cui sono esposti gli oggetti.

Emanuela Frattini Magnusson il giorno dell’inaugurazione dell’evento.

Gli arredi e i tessuti: un percorso dedicato alla figura centrale del design italiano, voluto da Massimo Belotti, che ha messo in scena arredi, tessuti e testimonianze della ricerca progettuale di Frattini attraverso materiali d’archivio e collaborazioni storiche che documentano l’intreccio tra materia e architettura d’interni . La partecipazione di Emanuela Frattini Magnusson all’evento ha restituito a questa memoria la sua dimensione più viva: non semplice celebrazione, ma dialogo aperto tra la stagione fondativa del padre e il progetto contemporaneo.

  1. L’archivio come materia viva.

Suo padre sviluppò con Torri Lana una lunga collaborazione in cui i tessuti dialogavano strettamente con gli interni e con il progetto d’arredo. Quando ha iniziato a confrontarsi con quell’archivio, ha trovato un deposito da conservare o una riserva da cui ripartire?

EFM: Penso che un archivio possa avere più di una funzione. È fondamentale la conservazione della proprietà intellettuale, delle idee e del materiale originali, ma non sempre la conservazione è lo scopo finale, come lo può essere con degli artefatti archeologici. Nel nostro caso un archivio è un’entità “viva”, in quanto contiene progetti e concetti con i quali ci si può ancora confrontare in tempo reale, riviverli e ricrearli. Conservare e proteggere questa “riserva”, per usare la Sua definizione, diventa la premessa per poter ripartire. Interiorizzare e far propri i concetti che hanno creato questa riserva consente di comprenderla a fondo, e poter quindi intervenire e rieditarla senza comprometterne i valori originali. Ci consideriamo al tempo stesso custodi e editori, con il ruolo di mantenere vivo e attuale il contenuto e l’intenzione dell’opera e dell’artista.

2. ll gesto della reinterpretazione.

Per la Gianfranco Frattini Collection ha scelto nuove cromie per pattern storici degli anni Settanta. Come si lavora su un disegno non proprio senza tradirlo e senza nemmeno limitarsi a conservarlo?

EFM: Il caso specifico della Frattini Collection per Torri Lana è un po’ particolare, perché io non solo conoscevo il progettista, e quindi avevo familiarità con la sua filosofia di progetto e anche con le sue predilezioni in campo estetico e cromatico, ma ho anche avuto l’opportunità di collaborare con lui per diversi anni. Esaminando lo sviluppo delle sue scelte cromatiche nel corso dei decenni, che abbiamo fatto analizzando i colori scelti per progetti sviluppati nell’arco di cinquant’anni, abbiamo visto come alcune scelte cromatiche si siano evolute e siano cambiate nel corso dei decenni, mentre altre sono rimaste costanti, cambiando magari solo tono o intensità. Ho fatto una selezione che ritengo sia affine al gusto del progettista, tenendo presente che anche le sue scelte sono state influenzate dalle tendenze del suo tempo. In genere le scelte cromatiche sono cicliche e riflettono un certo decennio o periodo; le scelte compiute per questa riedizione si riallacciano alle predilezioni del progettista ma le adattano ai giorni nostri, e immagino che questa sarebbe stata la strada che avrebbe anche seguito Gianfranco Frattini.

3. Il tessuto come lingua del progetto

Osservando i progetti di suo padre, si ha l’impressione che il tessuto non fosse un semplice complemento ma una componente del linguaggio progettuale. È una lettura nella quale si riconosce? Dal suo punto di vista di progettista attiva tra New York e Milano, questo principio vale ancora, o il rapporto tra superficie e spazio si è radicalmente trasformato?

EFM: Rispondendo alla prima parte della Sua domanda, è assolutamente vero che il tessuto era una componente importante del progetto, soprattutto come rivestimento di superfici verticali. I progetti di Gianfranco Frattini davano molta importanza agli allineamenti in pianta e sezione, e pareti e soffitti rivestiti di tessuto che si allineavano a superfici in altri materiali come legno, pietra o intonaco, segnavano questi allineamenti. Inoltre, il tessuto dava al progetto una morbidezza visiva e acustica che era fondamentale per un senso di comfort, creando un involucro accogliente. Esteticamente i tessuti davano anche l’opportunità di poter variare la scala del disegno, e di offrire quindi un contrasto fra superfici percepite come tinta unita e quelle invece con disegni a scala maggiore. Per quanto riguarda la mia esperienza, lo studio dei materiali per rivestimenti di superfici, tra cui ci sono anche i tessuti, è forse ancora più rilevante oggi. Le grandi pareti e i soffitti aperti degli open space, per esempio, sia per gli spazi pubblici sia per gli ambienti di lavoro, presentano una sfida per il progettista che deve realizzare spazi funzionali, esteticamente e umanamente gradevoli, acusticamente ben risolti e sostenibili. I tessuti, soprattutto se composti da fibre naturali e riciclabili, hanno un ruolo fondamentale in questo scenario.

4.La trasmissione del sapere

C’è qualcosa che ha capito del lavoro di suo padre solo attraverso i tessuti, attraverso la materia, che i disegni o i documenti d’archivio non le avrebbero mai potuto restituire?

EFM: Assolutamente sì. Innanzitutto, toccare con mano la materia soprattutto nel campo del tessile è insostituibile. Ancora oggi, nonostante l’altissima qualità e definizione che possono raggiungere le immagini digitali si lavora ancora con campioni di materiale per prendere decisioni finali. La metodologia di progettazione di mio padre dava una grande importanza a questa vera e propria fase di progetto. Dopo aver risolto pianta e sezioni si passava alla scelta dei materiali – anche se in fase di layout sicuramente aveva già delle intuizioni su che direzione prendere – in modo che venissero decisi in modo coordinato e bilanciato, prestando attenzione a considerazioni funzionali, estetiche, culturali e di comfort. Le immagini e i documenti di archivio documentano la scelta finale, ma non il processo spesso complesso per arrivare al risultato.

5.Arte applicata e progetto

Noi di SDC, nel nostro piccolo, lavoriamo sulla frontiera tra artigianato d’eccellenza e arte applicata. La collaborazione tra Torri Lana e Gianfranco Frattini sembra collocarsi in uno spazio in cui industria, manifattura e progetto dialogano senza gerarchie: né puro artigianato né pura industria, ma qualcosa di più complesso. Come definirebbe oggi quel territorio? E pensa che il design contemporaneo abbia ancora la capacità e il coraggio di abitarlo?

EFM: Penso che oggi le nuove tecnologie rendano nuovamente possibile questa forma di artigianato di altissima qualità a una scala che lo renda anche economicamente fattibile. Un esempio è quello dell’arazzo realizzato da Torri Lana per il centenario di Gianfranco Frattini, che traduce fedelmente uno schizzo formato A4 del progettista in una grande pannello alto 3 metri, realizzato con filati e costruzioni diverse per trasmettere il tratto del disegno, che passa dalla matita al pennarello alla china. È stato reso possibile dalla scansione che ha tradotto il disegno in un file CAD collegato a un telaio moderno computerizzato. Con le tecniche tradizionali sarebbe stata al giorno d’oggi un’opera non realizzabile in termine di tempi e costi. Lo stesso si può dire per il taglio a controllo numerico o a getto d’acqua, per materiali come legno, metalli e pietra. Alla base, comunque, ci deve essere la volontà progettuale in cui produttore e progettista decidono di come fare uso di queste tecnologie, in modo da poter riproporre un patrimonio culturale che altrimenti andrebbe perso. È un territorio a cavallo fra industria, tecnologia, artigianato e memoria, in cui la memoria non è intesa come nostalgia per qualcosa che non c’è più e che si vuole ricreare, ma come interesse per un patrimonio da studiare con senso critico e a cui dare nuova vita.

6. Il futuro del tessile applicato

Il design contemporaneo guarda agli archivi con interesse crescente. Ma c’è un rischio: che la memoria diventi moda, che l’heritage si svuoti in brand storytelling. Come si difende e come si valorizza davvero un patrimonio tessile come quello di Torri Lana? Quando un archivio smette di essere conservazione e torna a essere progetto?

EFM: Il tema delle riedizioni, ormai presente da decenni, si riallaccia direttamente a quello degli archivi. È un argomento interessante che secondo me non può più essere considerato una moda ma piuttosto un indicatore culturale dei nostri tempi. Le riedizioni continuano ad essere desiderate e popolari, e per alcune aziende sono i prodotti più venduti. I motivi sono molteplici: ci si ritrova in oggetti familiari che ci danno certezza, in un momento storico in cui di certezze non ne abbiamo, culturalmente ci si rispecchia in un periodo di ottimismo (il secondo dopoguerra), e finanziariamente sono dei valori affermati. La conservazione ci consente di conoscere il nostro passato, e solo conoscendolo possiamo criticarlo, interpretarlo e svilupparlo per il futuro. La conservazione diventa progetto se il materiale custodito è stato creato con onestà di intenti e di idee, senza appropriazioni, e in questo caso i contenuti continuano a suscitare emozione in generazioni future. L’archivio diventa fonte di ispirazione, conoscenza e innovazione.

7. Domanda spiritosa e curiosa: “I luoghi preferiti”

Il qui scrivente Tassau ha ascendenze dalmate e non poteva non notare che nell’arazzo “I luoghi preferiti” l’Istria è parte integrante del territorio italiano. Come mai? Un ricordo? Un omaggio? Una provocazione? A proposito: esiste in formato poster stampa o al limite cartolina? Mi piacerebbe averlo perché sento aria di casa; è meraviglioso!

” I luoghi preferiti” arazzo in lana e cotone, 1976 foto: Serena Eller / Eller Studio

EFM: Purtroppo, qui devo deluderLa! Non credo ci sia un motivo specifico per aver incluso l’Istria. è uno schizzo dell’Italia fatto di getto, geograficamente non necessariamente accurato. Mi dispiace! Non abbiamo fatto cartoline o poster, ma sarebbe senz’altro possibile realizzare sia l’uno che l’altro. Ci faccia sapere cosa preferirebbe e lo facciamo stampare.

Analisi e riflessioni: un modello che continua a parlare

La storia di Torri Lana mostra con chiarezza come negli anni Sessanta il tessile diventi uno dei luoghi più fertili della modernità italiana. Non si tratta solo di cambiamenti produttivi o commerciali: si tratta di una trasformazione del senso stesso dell’abitare. La casa non è più uno spazio da arredare secondo convenzioni consolidate, ma un ambiente culturale da costruire attraverso materiali, tattilità, colori, trame e relazioni tra oggetti. Il tessuto, in questo scenario, è ciò che permette all’arte di farsi quotidiana e all’industria di farsi sensibile. Guardando al sistema di relazioni che gravita attorno a Torri Lana in quegli anni: Cassina, Frattini, Gio Ponti, Vico Magistretti, i Castiglioni, si capisce che il tessile non è mai stato soltanto un supporto passivo. Era parte di un ecosistema creativo in cui manifattura, autorialità e produzione industriale si alimentavano a vicenda. L’azienda di Gandino aveva intuito qualcosa di essenziale: che per stare al centro di questo sistema bisognava saper tradurre, connettere, mettere in relazione. Non bastava produrre bene: bisognava pensare insieme ai progettisti, capire il loro linguaggio, anticiparne le esigenze. Questa capacità di dialogo è forse il lascito più durevole di quella stagione. Oggi questa lezione torna attualissima in un contesto radicalmente diverso, ma non così lontano nella sua sostanza. La sostenibilità, il recupero degli archivi, la nuova attenzione per la qualità delle materie prime e dei processi produttivi, l’interesse crescente per le filiere corte e per i sistemi produttivi locali: tutti questi temi riportano al centro esattamente il tipo di intelligenza manifatturiera che Torri Lana ha incarnato. Un’intelligenza che non contrappone tradizione e innovazione, ma le mette in tensione produttiva, permettendo a entrambe di evolvere. Il progetto Gianfranco Frattini Collection è in questo senso un esempio paradigmatico: disegni degli anni Settanta che tornano a vivere grazie a una reinterpretazione contemporanea, con nuove cromie e nuovi contesti d’uso. Non è nostalgia: è un metodo. La storia diventa materia prima per il progetto, l’archivio diventa laboratorio. Ed è esattamente questa capacità di mettere in dialogo memoria e invenzione che distingue le manifatture culturalmente vive da quelle che si limitano a conservare.

Gianfranco Frattini. Dettagli della galleria espositiva allestita da Studiocharlie presso Torri Lana 1885: opere di tessitura e tappezzeria d’autore, complementi in ceramica, modelli di sedie e tavolini da centro. (Foto: Serena Eller / Eller Studio)

Conclusione: il tessuto come forma di pensiero

Torri Lana racconta una delle metamorfosi più significative del design italiano del Novecento: il passaggio dal tessuto come produzione al tessuto come cultura del progetto. In questa traiettoria, il lanificio di Gandino non è stato un protagonista passivo del cambiamento, ma un soggetto attivo, capace di interpretare le trasformazioni del gusto e del mercato con visione strategica e sensibilità culturale. Jole Gandolfini rappresenta il momento della svolta e della connessione: è attraverso di lei che Torri Lana entra in contatto con i grandi maestri del design italiano e costruisce un sistema di relazioni destinato a durare decenni. Emanuela Frattini Magnusson, invece, incarna la fase della restituzione e della rilettura: porta il patrimonio del padre e dell’azienda nel presente, dimostrando che un archivio tessile non è un deposito inerte ma una riserva di forme, ritmi e visioni capace di generare ancora nuovi significati. Se oggi si torna a guardare al tessile con attenzione rinnovata — come strumento di sostenibilità, come valore culturale, come territorio di ricerca e sperimentazione — è anche perché storie come quella di Torri Lana ricordano una verità semplice e fondamentale: i materiali non sono mai neutri. Quando incontrano una visione, un’intelligenza manifatturiera e un autentico coraggio progettuale, possono diventare qualcosa di più. Possono diventare, a pieno titolo, una forma di arte applicata. E dunque, una forma di pensiero.

Walter Tassau
Allestimento espositivo a cura dello Studiocharlie per Torri Lana 1885.
Scatti d’insieme con i designer, scorci dell’inaugurazione e il modello di studio del progetto allestitivo.
(Foto: Serena Eller / Eller Studio)

Il manifesto grafico dell’esposizione.
Locandina dell’evento dedicato al patrimonio progettuale di Gianfranco Frattini tra arredi e ricerche tessili d’archivio, ospitato da Torri Lana 1885. Progetto espositivo a cura dello Studiocharlie.
(Foto: Serena Eller / Eller Studio)

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