Intervista a Fabiana Fronzilli, titolare di “Lo Stile”, laboratorio di sartoria per il teatro e il cinema dove ogni abito racconta una storia.
La Sartoria come Arte
Fabiana Fronzilli è un’artigiana richiestissima ed è diventata un punto di riferimento nel settore dei costumi teatrali e cinematografici. Nel suo regno, l’atelier “Lo Stile” di cui è la titolare, ha contribuito alla realizzazione di abiti per produzioni iconiche. Nel piccolo laboratorio dello Stile non è difficile immaginare il mondo incantato che si cela dietro ogni cucitura.
In un mondo dove il tempo sembra essersi fermato, il laboratorio rappresenta un vero e proprio santuario e un baluardo della sartoria artigianale. In questa intervista, Fabiana ci guida attraverso il suo percorso: le sue emozioni, la sua passione per il mestiere e ci racconta il delicato equilibrio tra tradizione artigianale e innovazione tecnologica.

1. Com’è nata la sua passione per il mondo della sartoria?
Fabiana Fronzilli: Semplice. Grazie a mia madre, sarta, che ha fatto il suo lavoro con amore e dedizione per trentotto anni. Il suo atelier si chiamava “Laboratorio magico”. Io ho iniziato con lei a sedici anni. Lo stile invece è nato nel 2005-2006.
2. Ci racconta la genesi dello Stile e cosa vi ha portato a specializzarvi negli abiti di scena?
Fabiana Fronzilli: All’epoca qui a Cisterna viveva un sarto di una famosissima compagnia teatrale che aveva bisogno di qualcuno che gli cucisse del materiale in loco che poi avrebbe portato a Roma nella sartoria dove lavorava. Da lì è partita la nostra collaborazione.
3. Qual è la parte più interessante della creazione di un costume teatrale rispetto a un capo di abbigliamento per il cinema?
Fabiana Fronzilli: Nel teatro c’è più inventiva, più scenografia. Sei il costumista ti lascia fare, sei più stimolato a servirti della tua creatività. I costumi nascono dall’osservazione del mondo che ci circonda. Pratica comune è quella di eseguire sempre un bozzetto di quello che si vuole realizzare. Ti danno già una mezza idea di quello che vogliono.
La differenza è principalmente nel modo in cui l’abito deve interagire con il pubblico. Nel teatro, il costume deve essere visibile anche da lontano, per questo si tende a lavorare su forme più ampie e tessuti più spessi che catturano la luce. È un lavoro che richiede una sensibilità diversa, ma che alla fine è ugualmente emozionante.
4. C’è un costume o un progetto a cui è particolarmente affezionata?
Fabiana Fronzilli: Sì, i costumi de “La vita è bella” di Roberto Benigni e uno degli ultimi film con il grande Massimo Troisi. Queste sono le cose principali che abbiamo fatto. Ogni dettaglio, ogni cucitura, deve raccontare la sua storia. Questa è la sintesi del nostro approccio: attenzione al dettaglio, studio, e tanto amore per il nostro lavoro. Al momento stiamo lavorando a delle giacche, delle livree per uno spettacolo in divenire. Venerdì scorso abbiamo consegnato il materiale per un’opera teatrale, “L’Olandese Volante” di Wagner, che sarà rappresentata a Tokyo, con quattro spettacoli, dal 29 al 30 agosto.
5. Qual è il periodo storico che predilige nella creazione?
Fabiana Fronzilli: Ho sempre avuto una predilezione per il Settecento. Non si tratta solo di una questione estetica, ma di una scelta che affonda le radici in un legame profondo con la storia, la cultura e la perfezione sartoriale di quel periodo. L’epoca barocca e rococò, con la sua ricchezza di dettagli e la sua straordinaria attenzione alla bellezza, ha un fascino che è quasi magnetico. Abiti dai volumi impressionanti, ricami elaborati, pizzi, seta e velluto; ogni elemento era
pensato per stupire e per risaltare. Gli abiti barocchi, con i loro corsetti, le maniche ampie e i vestiti con strati su strati di tessuti, sono una sfida, ma una sfida affascinante. Ecco perché il Settecento è il periodo ideale per lavorare.
“Il Settecento rappresenta l’apice della sartoria artigianale, un’epoca in cui la ricerca della perfezione nei dettagli era fondamentale”, spiega ancora Floriana.
6. Quali sono le fasi principali che precedono la realizzazione di un capo su misura per uno spettacolo o il cinema?
Fabiana Fronzilli: Il costumista, o l’aiuto costumista, si presenta con un bozzetto e dopo, da lì, si crea un modello, fatto di carta. Si realizza su una tela, si levano i difetti e poi si passa alla realizzazione del tessuto originale vero e proprio. Si conclude con delle variazioni che possono essere rappresentate da un arricchimento di passamanerie, di tessuti, sempre secondo quello che ha in mente il costumista.
7. Come selezionate i tessuti e le materie prime per i vostri capi?
Fabiana Fronzilli: Quelli li seleziona il costumista perché è lui che ha ben chiaro quello che deve essere realizzato e noi ci atteniamo alle sue direttive.
8. È più facile lavorare per il cinema o per il teatro?
Fabiana Fronzilli: Per il teatro. Per il cinema bisogna dire che, se si hanno delle ambizioni, si deve lavorare in un certo modo. I vestiti vanno curati, specialmente se si vuole rappresentare un periodo storico in cui non c’erano le macchine ed erano tutti cuciti a mano. Non essendo presenti le chiusure lampo, le aperture erano fatte in maniera differente. Evidentemente risulta più semplice cucire per il teatro.
9. Com’è cambiato il lavoro dai tempi del laboratorio di sua madre ad oggi? Saranno passati una quarantina d’anni.
Fabiana Fronzilli: Di nuovo abbiamo i macchinari computerizzati, prima erano analogici; sono presenti tessuti diversi. Ci sono anche delle esigenze differenti perché prima si aveva a disposizione un budget più elevato. Insomma, c’erano più soldi, c’era ampia scelta di tessuti. Adesso, con i tagli che ha fatto lo Stato (cinema, teatro, eventi), i costi sono diminuiti e quindi è tutto un risparmio. Da mia mamma ad oggi questo è cambiato. Faccio un esempio semplice per rendere l’idea: se prima si prendevano cento euro per fare un vestito adesso te ne danno
cinquanta. Purtroppo, hanno tirato via dei fondi – come nella sanità e in altri campi – e, taglio su taglio, è tutto ridotto al minimo.
10. Chiaramente il vostro è un lavoro d’élite. Non è che possono farlo i cinesi. Per ora, penso…
Fabiana Fronzilli: Per il momento non ci arrivano. Non so se col tempo ci riusciranno, ma in questo campo non sono ancora entrati. Sono presenti nel prêt-à-porter, quello sì, ma non nel teatro e nel cinema.
11. Mi è venuta in mente un’osservazione, proprio sul fatto di essere credibili. La settimana scorsa sono andato a vedere il film su Goliarda Sapienza che era accreditato al Festival di Cannes, ma che non ha portato a casa nessun premio. C’è un motivo se non ha vinto nulla: mentre la fotografia era perfetta perché ricreata con l’intelligenza artificiale, i costumi no. Elodie indossa degli abiti troppo moderni; durante la zoomata si nota visibilmente che il modello di jeans indossato, negli anni 80 non esisteva. La ricostruzione in questo campo è stata approssimativa. Perché secondo lei?
Fabiana Fronzilli: Perché il costumista non è stato in grado di fare una ricerca adeguata sugli abiti dell’epoca. Ci sono delle vecchie sartorie che noleggiano costumi d’epoca autentici e quindi si va a vedere com’erano fatti e, volendo, si possono anche ricreare. Naturalmente, con quel modo di cucire e di rifinire, col criterio degli anni precedenti.
Costumi per il teatro e per il cinema: tra visibilità e intimità
Fabiana sa bene che fare costumi per il teatro e per il cinema implica due approcci molto diversi. Al teatro, il costume deve essere visibile da lontano, captare l’attenzione anche dalla parte più distante della sala. La scelta dei tessuti, la loro consistenza, il volume e il colore sono determinanti per trasmettere il giusto messaggio. “Nel teatro lavoriamo su forme più ampie, tessuti più spessi, che risaltano sotto le luci dei riflettori”, spiega. “Un costume teatrale deve parlare a tutti, anche a chi sta lontano”.
“Nel cinema, invece, il lavoro è completamente diverso. Al cinema ogni dettaglio deve essere perfetto perché spesso l’abito è in primo piano. La stoffa deve rispondere in modo diverso alla luce della macchina da presa e ogni cucitura diventa importante. Ecco perché è più difficile fare abiti per cinema piuttosto che per il teatro. Nel teatro è difficile trovare inquadrature così ravvicinate. Nel cinema risalta la bravura del regista, del costumista e dello scenografo. Il costumista quando deve fare un film si deve documentare ed andare in queste sartorie di una volta e vedere com’erano fatti quei vestiti all’epoca. Qualcuno verrà noleggiato, altri verranno ricreati ex novo”.
Le dico che allora, paradossalmente, è più facile realizzare uno spettacolo teatrale in costume ambientato nel Settecento piuttosto che un film che ricostruisce l’Italia degli anni 70-80.
“Verissimo. Ogni dettaglio conta. Nel cinema devi avere una vasta conoscenza dei costumi dell’epoca che vuoi rappresentare. L’abito non è solo un elemento scenografico, ma una parte viva della narrazione. La luce della macchina da presa può rivelare ogni piccola cucitura, ogni piega, ogni texture”, dice Fabiana, descrivendo il lavoro di sartoria come un’intima fusione tra costume e visione del regista. “È fondamentale che il costume non si limiti a vestire, ma a diventare parte del racconto”.
12. Cosa rende speciale un costume teatrale e cinematografico?
Fabiana Fronzilli: Ogni costume racconta la storia del personaggio e della sua evoluzione. Dal colore dei tessuti alla scelta delle finiture, ogni elemento è pensato per armonizzarsi con la scena e con la psicologia del personaggio. A volte, anche un piccolo accessorio può essere la chiave per un’interpretazione indimenticabile.
13. In che modo la tradizione sartoriale artigianale si confronta oggi con le nuove tecnologie nel costume di scena? Come vede l’evoluzione della sartoria, cosa ci riserva il futuro?
Fabiana Fronzilli: La tradizione è sempre alla base del nostro lavoro. La sartoria manuale è la nostra firma, la nostra identità: la cura del dettaglio, il saper “sentire” il tessuto sono fondamentali. La tecnologia offre nuovi strumenti che arricchiscono il processo creativo. Si usano programmi di grafica per progettare bozzetti digitali e per studiare la geometria dei costumi, ma allo stesso tempo i giovani non hanno più voglia di impegnarsi nel settore. Fatica a trovare sarti e fatica a trovare tagliatori perché i ragazzi di oggi sono dipendenti dalla tecnologia, dal computer. Vogliono fare tutto online. Non so se si riuscirà ad andare avanti. I vecchi mestieri poco alla volta stanno scomparendo. Il personale che cuce è molto richiesto. Questo è un mestiere che non dà gratificazioni immediate. Bisogna dedicarsi con passione, con cura, perché alla fine è il lavoro che vediamo dietro le quinte che farà la differenza.
Focus sul laboratorio “Lo Stile”
Storia e Filosofia: Fondato nel 2005 Lo Stile è un laboratorio sartoriale che ha fatto della ricerca storica e della qualità artigianale il suo marchio di fabbrica. Specializzato nella realizzazione di costumi per il teatro e il cinema, il laboratorio collabora con alcune delle produzioni cinematografiche e teatrali più prestigiose del panorama italiano e internazionale. Nel laboratorio dello Stile, ogni capo è frutto di un intenso lavoro di ricerca, studio e precisione. La manualità delle sarte si fonde con la progettazione moderna, creando capolavori che non solo vestono ma raccontano storie indimenticabili.
La passione per i dettagli e il rispetto per la narrazione visiva sono i principi che guidano ogni creazione.
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